Quando Levare l'Albero di Natale? La Vera Tradizione (che Nessuno Rispetta)
- odeonneapolis
- 7 gen
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Spoiler: probabilmente lo stai smontando troppo presto.
Il Rito del 7 Gennaio: Tradizione o Fretta?

È successo anche a te? Il 7 gennaio ti svegli con l'irrefrenabile desiderio di "fare ordine", riporre le decorazioni natalizie e voltare definitivamente pagina. L'albero, che fino al giorno prima ti sembrava bellissimo, ora ti appare improvvisamente fuori luogo. I parenti sono tornati a casa, le feste sono finite, e quel pino (vero o finto che sia) nel salotto sembra chiederti: "Ma io che ci faccio ancora qui?"
Se ti riconosci in questa descrizione, non sei solo. La stragrande maggioranza degli italiani smonta l'albero di Natale e gli addobbi tra il 7 e l'8 gennaio, subito dopo l'Epifania. Ma cosa succederebbe se ti dicessimo che, secondo la tradizione, stai facendo un errore di tempismo di quasi un mese?
La Candelora: La Data "Corretta" che Nessuno Ricorda
Secondo il calendario liturgico, la data corretta per smontare il presepe e le decorazioni natalizie è il 2 febbraio, giorno della Festa della Candelora (o Presentazione di Gesù al Tempio, conosciuta anche come Festa della Luce).
Questa celebrazione riprende il passo della Scrittura (Luca 2,22-39) in cui il Bambino viene portato al Tempio di Gerusalemme per essere presentato al Signore, compiendo il rito di purificazione della Vergine Maria dopo la nascita, secondo la legge del tempo. Con questa ricorrenza si conclude simbolicamente il ciclo dell'infanzia di Gesù e, seguendo la tradizione, è da questo momento che possiamo finalmente riporre il presepe nella sua scatola.
Albero o Presepe: C'è Differenza?
La liturgia parla specificamente del presepe, che in Italia resta la decorazione natalizia per eccellenza. L'albero di Natale, d'altra parte, è una tradizione relativamente recente di origine nordeuropana. Tuttavia, molti estendono la regola della Candelora anche all'albero e a tutte le decorazioni festive.
Chi desidera rispettare questa tradizione ha quindi due possibilità:
Smontare le decorazioni più propriamente "festive" al termine delle feste, lasciando il presepe ancora al suo posto fino al 2 febbraio
Attendere il 2 febbraio per togliere tutto insieme — albero di Natale, presepe, ghirlande e anche quel Babbo Natale che, dal 26 dicembre, sembra chiedersi cosa ci faccia ancora alla nostra finestra
Attenzione: Non Confondere con il Fuocarazzo di Sant'Antonio!
A Napoli e in tutto il Sud Italia esiste un'altra tradizione legata alla fine del periodo natalizio: il fuocarazzo di Sant'Antonio Abate.
Nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, in onore di Sant'Antonio Abate (protettore degli animali e del fuoco), vengono accesi grandi falò nei quartieri, specialmente a Napoli e nel Cilento. Questi "cippi" o "focare" sono preparati dai giovani dei quartieri e rappresentano un momento di forte identità comunitaria.
Cosa c'entra con l'albero di Natale?
Tradizionalmente, gli alberi di Natale secchi venivano (e vengono tuttora) utilizzati come combustibile per il fuocarazzo, segnando così la fine simbolica del periodo natalizio e l'inizio del nuovo anno agricolo. Questo ha creato una certa confusione: molti napoletani associano il 17 gennaio come data per "liberarsi" dell'albero, ma questo è legato al fuocarazzo, non alla tradizione liturgica della Candelora.
Sacro, Comunitario... e Controverso
Il fuocarazzo ha molteplici significati:
Sacro: Sant'Antonio Abate protegge dal "fuoco di Sant'Antonio" (herpes zoster) ed è legato al simbolismo del fuoco purificatore
Comunitario: Rappresenta aggregazione, memoria (ricordando amici scomparsi) e identità locale, con una "sfida" tra quartieri per la fiamma più alta
Controverso: Negli ultimi anni, alcuni fuocarazzi sono degenerati in atti di vandalismo, creando dibattito tra tradizione e illegalità
Esiste anche un documentario chiamato "Fuocarazzo" che racconta la preparazione di questi falò nei Quartieri Spagnoli di Napoli.
All'Odeon Neapolis: Dove la Storia Insegna a non Avere Fretta
All'Odeon Neapolis, nel cuore del centro storico di Napoli, siamo circondati da pietre che raccontano duemila anni di storia. Il nostro spazio è parte dell'antico teatro di Neapolis, un luogo dove il tempo ha un significato diverso, più profondo.
Qui abbiamo imparato che le cose belle non vanno mai di fretta. Se la tradizione ci insegna che il presepe può rimanere fino al 2 febbraio, perché correre a smontare tutto il 7 gennaio?
Nessuna fretta di smontare l'albero!
In un calendario sempre più frenetico, rispettare questi ritmi tradizionali diventa un piccolo atto di resistenza contro la fretta di "voltare pagina" il prima possibile. Lasciare le decorazioni per qualche giorno (o settimana) in più può avere un valore simbolico: un modo per prolungare il calore di un momento dedicato all'aggregazione, alla pausa e alla luce in pieno inverno.
La decisione finale: Tradizione o Praticità?
Come spesso accade in casa, alla fine la decisione è personale e intima. C'è chi sente il bisogno di liberare il salotto il 7 gennaio per avere la sensazione che l'anno sia davvero iniziato, e chi invece ama lasciar vivere il presepe ancora per qualche settimana, come un'eco silenziosa delle feste.
La buona notizia? Questa volta, la tradizione è dalla vostra parte se decidete di prendervela con calma.
Ricapitolando le date:
6 gennaio (Epifania): Quando la maggior parte smonta tutto
7-8 gennaio: I giorni del "grande sgombero" domestico
17 gennaio (Sant'Antonio Abate): Il fuocarazzo napoletano (non la data liturgica "giusta")
2 febbraio (Candelora): La vera data tradizionale secondo la liturgia
Ogni magia ha la sua stagione!
All'Odeon Neapolis, tra le pietre antiche del teatro romano e le volte che hanno visto passare secoli di storia, abbiamo scelto di salutare il nostro albero con calma, ricordando che ogni magia ha la sua stagione.
Che tu decida di seguire la tradizione della Candelora, di bruciare l'albero al fuocarazzo di Sant'Antonio, o semplicemente di smontare tutto quando hai tempo, l'importante è che tu lo faccia consapevolmente, sapendo che dietro ogni gesto c'è una storia da raccontare.
Dopotutto, a Napoli la tradizione non è mai un obbligo: è un invito a fermarsi, riflettere e scegliere quale storia vogliamo continuare a raccontare.
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